Giana, l'Albè di una nuova era

02.01.2019 12:45 di Mattia Vavassori   Vedi letture
Fonte: TuttoC.com
Cesare Albè
Cesare Albè

In un calcio che di bandiere ne ha sempre meno, che troppo spesso diventa più cronaca nera che tempo di svago e divertimento, qualche bella storia da raccontare c'è.
Ed è una storia che nasce dalla passione per il Milan, dai primi anni '80, dalla parrocchia di Cassano, un paese della bergamasca: il prete chiede a un dipendente della Siemens di dare una mano alla squadra dell'oratorio, la Pierino Ghezzi, ma il salto da li al Cassano, con il quale arriva alla Serie D, è breve. Poi la svolta, il 1995, tale Oreste Bamonte insiste per portare quell'operaio alla Giana Erminio, la squadra di Gorgonzola. Un matrimonio nato per caso, che scriverà però poi lo storia, una di quelle storie che meriterebbero di essere raccontate dal poeta contemporaneo Federico Buffa.

L'operaio della Siemens si chiama Cesare Albè, ed è colui che ha contribuito a fare grande la Giana Erminio, terza formazione professionistica di Milano, oggi guidata da mister Raul Bertarelli. Già, perché come spesso ha ricordato Albè “siamo tutti figli del proprio tempo”, e arriva il momento nel quale si deve fare un piccolo passo indietro, come il mister ha fatto in questo giugno 2018, 23 anni dopo il suo approdo in biancazzurro.
Ventitrè anni consecutivi, senza mai un esonero, in un calcio che miete vittime come se non ci fosse un domani: una gara storta, una litigata con il presidente, ed ecco che un tecnico, non importa il nome, viene cacciato. Albè, in un calcio romantico che per fortuna non è poi così lontano nel tempo, ha resistito a tutte le bufere, ai litigi con Bamonte, a tre retrocessioni proprio con la Giana, portata però alla luce della ribalta: perché nella stagione 2011-2012 il club vince il Girone F del campionato di Promozione, l'anno seguente il B di Eccellenza Lombardia e la stagione ancora dopo l'A di Serie D. Ed è professionismo, per la prima volta nella storia. 14^ e 12^ posto nelle prime due annate nel “calcio che conta”, poi l'ulteriore salto, il 5^ posto con conseguenti playoff per la Serie B e infine, nello scorso campionato, un 9^ posto e nuovi spareggi promozioni.
Quello che sembrava non poter mai capitare, è successo, per due anni di fila la Giana ha avuto la possibilità di sognare un obiettivo che solo sette anni sembrava un'utopia, una di quelle cose che puoi solo guardare in tv.
Poi, appunto, il passo indietro, dovuto all'età, alla voglia di passare più tempo con la famiglia e i nipotini, alla voglia di respirare un altro calcio che Albè vivrà comunque nella veste di vice-presidente con delega all'area tecnica.

Ma nipoti, alla fine, lo sono stati anche i suoi ragazzi. Raccontare l'excursus professionale della Giana è semplice, in poche righe, dati alla mano, tutto si risolve, ma molto più complesso è raccontare quello che di umano ha Albè, quello che ha saputo trasmettere a chiunque sia stato a contatto con lui. Un nonno, uno zio, un padre: dite quello che volete. Ecco, uno di famiglia.
Il classico punto di riferimento.
Perché se ti chiami Solerio e puoi giocarti qualche gara in B, un po' lo devi ad Albè, se ti chiami Marotta e il Piacenza ti chiama nell'anno del Centenario per provare a ottenere la Cadetteria, un po' lo devi anche ad Albè.
Il calcio non è infatti sempre un discorso di piedi, è un discorso anche di testa, di professionalità, di mentalità: parametri che si acquisiscono con la vita, soprattutto se si è guidati da chi ti vuole bene davvero e ti indirizza nella giusta via. Come ha sempre fatto Albè, con i suoi ragazzi e non solo.
Uno di quelli, il mister, che lo spogliatoio lo ha respirato davvero, che si è seduto con i ragazzi non solo per spiegare un modulo piuttosto che uno schema di gioco, che si è messo a disegnare linee di campo, che ha permesso a tante persone di cullare quel sogno chiamato calcio.
Una fortuna non da tutti, ma che qualcuno ha potuto vivere.
Arduo il compito che ha adesso Raul Bertarelli, suo vice e ora mister della prima squadra lombarda: certo, logica e sensata conseguenza quella di averlo scelto come allenatore, è giusto dare seguito a un percorso iniziato appunto nel lontano 1995.

Un calcio romantico, forse di provincia, ma se le province regalano queste storie...beh, andiamole a cercare, le province.
Non è un nome o uno stemma a far grande un club, sono le persone che lo rappresentano. Gli uomini, veri, quelli con la U maiuscola.
“Altro che Ferguson della Martesana, per sempre nei cuori, condottiero della Giana”.
Grazie mister!