Serie C, il flop delle squadre B

Solo la Juventus ha presentato la domanda di ammissione
28.07.2018 11:30 di Stefano Spinelli  articolo letto 390 volte
Fonte: Edizione cartacea de La Gazzatta dello Sport del 27 luglio
Serie C, il flop delle squadre B

Ogni peccato di "hybris", il topos greco che traduciamo con tracotanza o superbia, ha come conseguenza la sua "nemesis", cioè la vendetta degli dei. Nei Persiani di Eschilo, Serse viene punito con la disfatta di Salamina per aver provato a espandere i confini del suo impero, imponendo il giogo della servitù ad Atene. Con le dovute proporzioni, e coscienti che scendiamo a un livello troppo basso perché se ne occupino gli dei, forse anche quelli del calcio, accade la medesima cosa alla gestione commissariale della Figc, punita per la sua "hybris" con una serie di cadute clamorose. Se preferite, senza scomodare la tragedia greca, torna utile il proverbio "chi troppo vuole nulla stringe".

Il flop — Il simbolo del rinnovamento perduto per strada nel percorso commissariale sta tutto in una domanda: cosa è rimasto del progetto "seconde squadre"? Era uno dei punti forti della gestione commissariale, un versante su cui si sarebbe dovuta sperimentare la concretezza del nuovo corso rispetto all’era dei veti incrociati e dell’immobilismo. Ma la fretta s’è rivelata nemica del raggiungimento dell’obiettivo e alla luce di quant’è successo c’è davvero da chiedersi se non sarebbe stato utile prendere atto dei pareri contrari di tutti, a cominciare dalle società di A, che avevano chiesto il rinvio di una stagione.

Solo la Juve — Niente da fare, e ora eccoci di fronte a un bilancio desolante: alla fine la sola Juventus ha fatto domanda, peraltro ieri in extremis, e sembrerebbe più perché mossa a compassione che per convinzione. Il Milan si è tirato indietro in modo grottesco, dopo aver lasciato a bagnomaria per mesi Marco Simone e il suo staff; il Torino ha accarezzato l’idea, poi ha rinviato al 2019, le altre – in testa l’Inter, che aveva i requisiti migliori — non ci hanno realmente mai pensato. Peccato, ci sarebbe stato posto per tre squadre B, ora invece saranno a disposizione di eventuali retrocesse dalla C o ripescate dalla D, proprio quello che il varo del progetto voleva evitare. Senza contare che sul provvedimento pende un ricorso della Lega di B in Corte d’Appello: cosa succederà se i giudici accoglieranno il reclamo di Balata, come hanno fatto due giorni fa con quello di Sibilia?

Come le donne — E qui tocchiamo l’altra nota dolente. In qualche modo paradossale. Perché queste sono state le settimane in cui la nazionale azzurra è entrata a vele spiegate nell’immaginario collettivo del Paese con la brillante qualificazione mondiale conquistata dalla squadra di Milena Bertolini. Eppure proprio il calcio delle donne è stato al centro di un altro autogol. La sua "promozione" a Divisione federale con delibera commissariale del 3 maggio – progetto nobile e richiesto da tutte le principali società, che ieri hanno espresso nuovamente "disappunto" – è stata imposta alla Lega Dilettanti con un vero e proprio blitz, da cui, peraltro, si sono prodotti a cascata molti dei guai tra commissario e componenti. "Sarebbe bastato confrontarsi, trattare con chi quei campionati aveva organizzato per decenni, spendendo milioni – raccontava ieri Sibilia – E invece hanno voluto violare lo Statuto e sono stati puniti". Margini di trattative? Pochini, se ieri la Figc si è affrettata ad annunciare ricorso al Collegio di garanzia del Coni (come per la Vibonese), anche se in assenza delle motivazioni della sentenza è difficile immaginare che possa ottenere una sospensione del provvedimento. "Sono disponibile a confrontarmi – assicura Sibilia – ma lo sforzo non può essere unilaterale".

Governo pro arbitri — In questo quadro sta per inserirsi l’intervento di Palazzo Chigi, da cui si attendono - probabilmente per la giornata di lunedì - gli eventuali rilievi sui nuovi principi approvati dal Coni. Sembrerebebbe che dall’Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio arriveranno rilievi molto limitati, forse alla sola questione del voto arbitrale. Argomento però ultradivisivo e al centro delle polemiche calcistiche più dure negli ultimi mesi. Secondo il testo deliberato dal Coni, l’Aia di Marcello Nicchi finirebbe per perdere il 2% che ha in pancia, restando nel consiglio federale ma senza diritto di voto. Ma lunedì il Governo potrebbe eccepire proprio su questo punto, chiedendo che il passaggio venga cassato dai principi. Richiesta che giunta e consiglio nazionale Coni, convocati per mercoledì sulla questione olimpica, potrebbero comunque accogliere senza produrre stravolgimenti o ritardi. Il commissario ad acta scriverà lo statuto in tempi rapidissimi. Si potrebbe votare a metà ottobre, come vorrebbero i tempi tecnici dei nuovi principi, o entro settembre, come vogliono le componenti. Ma al di là della battaglia delle date, l’impressione è che mentre il sistema perde i pezzi, i dirigenti del nostro calcio pensino solo a riconquistare le rendite di potere perdute. Fabbricini non ne può più, è stanco di fare il vaso di coccio.