Italia fuori dai Mondiali: qui muore il calcio italiano

 di Mattia Vavassori  articolo letto 312 volte
Fonte: Andrea Losapio - TMW
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Italia fuori dai Mondiali: qui muore il calcio italiano

Per una volta non parliamo di Tritium e di Giana Erminio, ma della Nazionale. Se fino a ieri sera potevano esserci dei dubbi, perché l'Italia non era mai stata fuori dal Mondiale a 90 minuti dal termine, ora è ufficiale, non si va in Russia e non si va al Mondiale, come accadde nel 1958. 

Giampiero Ventura è il peggiore tecnico di sempre. Non è bastata una formazione probabilmente azzeccata, con Jorginho in cabina di regia, ma senza essere capace di creare un gioco che non fosse cross, contro una squadra altissima e capace di prevedere tutti gli attacchi degli azzurri. La colpa non è solo di Ventura, perché in questa partita l'Italia avrebbe probabilmente meritato di passare il turno, considerando quanto fatto tra andata e ritorno. Però contro una squadra che annovera giocatori del Crotone - Rohden - o del Bologna, come Krafth, passando per Ekdal, al Cagliari, o Granqvist, ex Genoa, è incredibile non segnare nemmeno un gol in 180 minuti. L'Italia lascia la competizione iridata nel peggiore dei modi, perdendo due partite su dodici, ma le uniche davvero importanti. Quando Giampiero Ventura ha perso le redini della propria esperienza da commissario tecnico? Probabilmente al Bernabeu. Poi lo ha fatto con Israele, perserverando sul 4-2-4, continuando anche con Macedonia e Albania. Incredibile la gestione di Jorginho, straordinaria la decisione di lasciare Insigne in panchina per i 90 minuti decisivi. Giampiero Ventura si è dimesso da allenatore della nazionale, sempre troppo tardi. Avrebbe dovuto farlo qualche tempo fa. Oppure capire i propri errori dopo la Spagna e cambiare, chiedendo scusa e magari non rispondendo piccato a chi gli chiedeva conto di quello che era successo, sia al Bernabeu che al Grande Torino, per poi continuare con il Filadelfia. Ventura era un allenatore traballante, senza più un'armata. Sembrava quasi commissariato. Alla fine le dimissioni sono arrivate come, risultato storico, vedere il Mondiale solamente dal televisore.

Il nove agosto scorso, poco più di tre mesi fa, il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio annunciava in pompa magna il rinnovo di Giampiero Ventura. "Sarà con noi fino al 2020", diceva sfoggiando il suo miglior sorriso. Ottima scelta, non c'è che dire, perché da lì in poi Ventura non ne ha azzeccata mezza, dal 4-2-4 del Bernabeu all'1-0 della Friends Arena, passando per il pareggio a reti bianche di San Siro, con cross che pioveva da ogni dove come se avessimo ancora Bobo Vieri. Anzi, come se avessimo Boninsegna, il buon Bonimba, che fa il compleanno giusto oggi. Auguri, verrebbe da dire, ma non alla nostra nazionale. La mediocrità di un presidente si vede anche dalle piccole cose. Come non riuscire a qualificarsi contro una Svezia al limite dell'imbarazzante, molto diligente e fisica ma tutt'altro che irresistibile. L'incredulità è rinnovare per tre anni a un commissario tecnico che, ça va sans dire, non aveva mezza offerta mezza. O, perlomeno, non come Antonio Conte prima dell'Europeo. Chissà, probabilmente arriveranno dimissioni sin da oggi, con il rinnovo che si annulla già ora. Ma non basteranno a fronteggiare il disastro.