Lo scorso campionato, dopo sette giornate, nel suo forziere erano finiti sei punti, nell'attuale soltanto tre. E' evidente che, al di la della mera constatazione statistica, in casa Giana Erminio occorra quanto prima un giro di vite per evitare di  trasformare il campionato in un calvario e  il ripetersi del copione della stagione 2021-22, l'ultima in cui l'orgoglio calcistico di Gorgonzola dovette bere l'amaro calice della retrocessione in serie D. La squadra produce, anche generosamente, ma finalizza con il contagocce. E, quel che è peggio, non sa poi gestire il vantaggio accumulato. Anche se, contro la Pro Vercelli, è almeno arrivata la consolazione di un punto rispetto a quanto era accaduto con AlbinoLeffe e Dolomiti Bellunesi dove la rimonta subita era stata elemento prodromico di una sconfitta.  Le giornate passano e la prima vittoria non arriva. Ma questo è l'effetto che, come tale, nel calcio e non solo nelle leggi della fisica, ha sempre una causa da cui partire. 

Il "caso" Gambirasio

Su quali fossero i rapporti tra l'esonerato tecnico Alessio Gambirasio e alcuni elementi della squadra non ha, a questo punto molto senso. Il dado è stato tratto e la società ha deciso di voltare pagina, risultati molto deludenti alla mano. Il punto è forse un altro: pur avendo ottenuto buoni risultati nel settore giovanile, Gambirasio disponeva delle giuste credenziali di esperienza per allenare una squadra che, negli ultimi anni, pur avendo avuto sempre come pensiero di vertice la conquista di una tranquilla salvezza, si era sempre assicurata la zona playoff?  Gambirasio era alla sua prima esperienza su una panchina professionistica e ha pagato lo scotto di misurarsi con un ambito calcistico per lui inconsueto. E lo ha fatto certamente con ottime credenziali a livello giovanile. Ma la realtà delle giovanili è una cosa, il calcio professionistico decisamente un'altra. E non, elementarmente, per il diverso livello in cui ci si misura, ma anche per le diverse pressioni che si hanno, per il diverso clima con cui si ha a che fare. Vero è che qualcosa di simile accadde anche ad Andrea  Chiappella. Ma quest'ultimo aveva sicuramente un vantaggio, poi naturalmente sfruttato a dovere dimostrando appieno le sue capacità di allenatore giustamente valorizzate sul palcoscenico della cadetteria dalla Virtus Entella: Chiappella della Giana era stato giocatore e aveva avuto modo di sperimentare il mentoring di Cesare Albè che lo ha sempre considerato come un "figliio", conosceva insomma assai bene l'ambiente e da questa condizione di vantaggio è partito. Gambirasio si è invece ritrovato in un ambiente completamente nuovo a compiere un'esperienza totalmente nuova senza forse essere ancora pronto per spiccare il volo. E questo, a livello di gestione della squadra, e prescindendo, lo si ribadisce ,dai reali rapporti con lo spogliatoio, è un fattore che indubbiamente ha avuto il suo peso. L'effetto psicologico del dover rinnovare quanto fatto da un Vinicio Espinal troppo presto uscito dall'orbita della Giana dopo una sola stagione culminata nei playoff ha fatto forse il resto.     

Necessità di un allenatore d'esperienza 

Che la Giana pensi prima di tutto a tenere i piedi ben saldi in categoria è concetto ripetuto come un mantra sin dall'inizio dell'esperienza della squadra in Lega Pro. Che però la squadra si sia garantita nel corso degli anni un rendimento di spessore culminato in diverse partecipazioni ai playoff è un dato di fatto. Se si astrae dalla stagione  2021-22 culminata nella retrocessione della squadra in serie D, il rendimento è sempre stato discreto: certo, non sono sempre arrivati i playoff,  ma la squadra ha saputo compiere qualcosa di più del mantenersi in linea di galleggiamento. Sembra quindi evidente che, per poter gestire un patrimonio storico del genere, occorra un tecnico di provata esperienza, in grado di inoltrarsi disinvoltamente nei meandri della Lega Pro perché la conosce bene: nomi ne circolano tanti, e si tratta adesso di vedere quale sarà il prescelto. In ogni caso, sarà chiamato subito ad affrontare due sfide fondamentali che, dopo sette giornate, continuano a tenere banco e non hanno tolto il disturbo avendo mostrato il loro volto di effetto zavorra sul rendimento  della squadra. 

Usque tandem?

"Usque tandem" è espressione latina che significa "sino a quando". Ecco, il sino a quando, in casa Giana,  è un vestito su misura per capire quale sia la situazione che sta per ora impedendo alla squadra di decollare. Che le occasioni ci siano e il gioco si esprima è ormai un contentino che non può più reggere. E, soprattutto, perché non porta punti. "Usque tandem" l'attacco della Giana continuerà a non rispondere presente affidandosi al solo Luigi Samele come marcatore mentre il resto del reparto offensivo è rimasto per il momento a secco dopo sette giornate? "Usque tandem" la squadra continuerà a gettare alle ortiche possibilità di vittoria subendo recuperi in modo ingenuo? L'impressione è che, se il nuovo tecnico non partirà soprattutto da queste due sfide, la stagione della Giana rischierà davvero di rivelarsi un'odissea. E, per una squadra che è comunque, cifre alla mano, tra le senatrici del girone, sarebbe davvero un peccato.  Se a Gambirasio si può forse imputare, peraltro senza potergli attribuire una colpa, una non bastevole esperienza per gestire una categoria per lui nuova non essendo passato, a esempio, prima da una panchina della serie D,, all'attacco della Giana si deve invece attribuire una capacità di pungere pressochè inesistente. 

Il provvidenziale rapporto degli altri reparti 

A provvedere a spingere la palla laddove il portiere avversario, con contorno di delusione,  può soltanto raccoglierla dichiarando la resa continuano a pensarci giocatori che non hanno vocazione offensiva in senso stretto pur se possono essere utilmente, come si è visto, prestati alla causa:Simone Comelli è l'ultimo in ordine di tempo. Proveniente da una stagione ad alta voce alla Leon dove è stato tra i trascinatori della squadra allo storico traguardo dei playoff, il centrocampista è andato in rete per la prima volta nella stagione dopo essere stato, nei primi sette turni, tra i migliori e più regolari dei suoi. Quella arrivata contro la Pro Vercelli è la quinta rete su sei complessivamente segnate a non essere stata firmata da un attaccante. E allora il problema esiste ed è grande come un Caterpillar: o l'attacco dimostra di avere un po' di incisività in più perchè non si potrà sempre sperare che ci pensino gli altri reparti, oppure la società dovrà correre ai ripari sul mercato individuando qualcuno che sappia  cecchinare con ragionevole regolarità. 

I piccoli passi non bastano  

Si dirà che iil terzo pareggio in altrettante gare costituisca perlomeno una certificazione di continuità di accumulo di punti ed è sicuramente vero. Ma ciò che serve è, elementarmente, una vittoria. Che non avrebbe soltanto l'effetto di smuovere la classifica, ma di dare una scossa all'ambiente che potrebbe rivelarsi provvidenziale. I piccoli passi, nel calcio, non sempre portano a un fausto approdo finale. La dirigenza si è giustamente accorta che qualcosa non funzionava e, sul versante della conduzione tecnica, ha deciso di voltare pagina. Ma ora è tempo di concentrarsi anche sulla resa del reparto offensivo che inevitabilmente, pur senza inutili pressioni, dovrà essere posto sotto osservazione. Che gente che poteva spingerla dentro con relativa regolarità come Galeandro e Vitale non ci sia più è un dato di fatto e non fa progredire la situazione di un passo. Ma è anche ragionevole pensare che l'apporto offensivo non potrà poggiare sulle spalle del solo, e unico confermato, Samele. Per i vari Magazzù, Quaggio e Avinci, al netto di infortuni che purtroppo possono sempre accadere, è tempo di battere un colpo non soltanto in termini propositivi ma realizzativi. Perché il calcio non è il pugilato e non vince chi conclude di più ma chi segna maggiormente.      .  

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Sezione: EDITORIALE / Data: Dom 27 settembre 2026 alle 11:45
Autore: Cristiano Comelli / Twitter: @Cristiano
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