È scomparso dopo una lunga malattia, nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre ad 83 anni Sandro Mazzola, uno dei calciatori italiani più forti di sempre, centrocampista e attaccante che giocò per tutta la carriera all’Inter, poi dirigente sportivo all’Inter, al Genoa ed al Torino, infine commentatore in tv per note trasmissioni Rai come 'La Domenica Sportiva'. Tra gli anni Sessanta e Settanta con l’Inter vinse quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali; con la Nazionale italiana vinse gli Europei del 1968 e arrivò in finale ai Mondiali nel 1970, perdendo in una storica partita contro il Brasile.

Sandro Mazzola era figlio di Valentino, pure lui calciatore famosissimo, uno dei più forti di tutti i tempi nel suo ruolo, più o meno lo stesso del figlio, centrocampista offensivo di grande talento e con enorme influenza sul gioco della squadra. Valentino Mazzola fu capitano e giocatore simbolo del cosiddetto “Grande Torino”, la squadra degli anni Quaranta considerata una delle più forti e influenti della storia del calcio, i cui giocatori (compreso Mazzola) morirono nel 1949 nello schianto di un aereo sulla collina di Superga, che sovrasta Torino.

Sandro fece molto di più del padre, diventando a sua volta il giocatore più rappresentativo di una delle squadre più forti e vincenti della storia del calcio italiano e il più decisivo nel periodo che venne ricordato come quello della “Grande Inter”, tra il 1964 e il 1967. Tra le cose per cui Mazzola è più ricordato c’è la rivalità con Gianni Rivera, che negli stessi anni era il giocatore più rappresentativo del Milan, la rivale cittadina dell’Inter, e giocava più o meno nello stesso ruolo (Mazzola cambiò più volte posizione in carriera). Era una rivalità più che altro per i media e i tifosi, perché loro due andarono sempre molto d’accordo, sia durante la carriera da calciatori che dopo.

Nelle infinite discussioni su chi sia stato più forte tra Rivera e Mazzola si cita spesso il fatto che prima di quel Mondiale, nel 1969, Rivera aveva vinto il pallone d’oro, il più importante riconoscimento individuale del calcio. Mazzola non lo vinse mai, ma venne candidato molte volte a vincerlo e nel 1971 arrivò secondo, dietro al nederlandese Johan Cruijff.

Mazzola era un giocatore tecnico, molto abile nel dribbling: divennero celebri le sue serpentine, cioè le corse sguscianti tra più avversari, che spesso riusciva a superare uno dopo l’altro. Era probabilmente meno estroso di Rivera, che era un trequartista puro, più capace di giocate imprevedibili e più abile negli assist per i compagni. Ma rispetto a Rivera era più versatile: cominciò la carriera da centrocampista arretrato, poi lo storico allenatore dell’Inter Helenio Herrera lo spostò in attacco, e lui si dimostrò in grado anche di segnare molti gol. Nella seconda parte della carriera fu di nuovo arretrato a centrocampo, ma rimase sempre un giocatore con una certa propensione offensiva.

Tra i gol più memorabili da lui messi a segno ci fu la doppietta in finale di Coppa dei Campioni nel 1964, in una partita vinta per 3-1 dall’Inter contro il Real Madrid, ma anche il gol nella finale di Coppa dei Campioni del 1967 persa 2-1 contro il Celtic. Uno dei gol più ricordati è il più veloce della storia del derby contro il Milan, segnato nel 1963 dopo appena 13 secondi. La partita finì poi 1-1.

Sezione: EDITORIALE / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 23:30
Autore: Davide Villa / Twitter: @villdav3
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