Li amava. Con tutto sé stesso. E, per questo, a loro ha dedicato la vita. Con la consapevolezza del loro valore in una mano e la voglia di condurli dall'abisso del dolore e della prostrazione al porto dolce della speranza nel futuro e in una vita nuova e ritrovata. Scomparso a 96 anni, il fondatore della Comunità Exodus per il recupero dei tossicodipendenti don Antonio Mazzi lascia dietro di sè l'eredità di una vita vissuta accanto a persone bisognose di ritrovare loro stesse e di incrociare la strada di chi le portasse a scoprire l'oro che avevano dentro. A volte furono vittorie, altre volte sconfitte. I suoi scudetti che scintillano sovrani nell'albo d'oro della vita sono i sorrisi che ha saputo ridare a molte vite inizialmente smarrite. 

Chi era don Antonio Mazzi 

Nato a Verona  nel 1929, persona dal carattere aperto e abituata a parlare con franchezza anche quando ciò che affermava era scomodo, autore di molti libri che inneggiavano al concetto di avere sempre fiducia nei giovani e alla necessità di stare sempre loro vicino per aiutarli nel processo di crescita, don Antonio Mazzi legò il suo nome  alla fondazione della Comunità Exodus per il recupero dei tossicodipendenti a MIlano in anni nei quali la droga aveva una fortissima diffusione e rischiava di lacerare (e, purtroppo, talora di  fatto lacerò) la vita di decine di giovani. "Io ho scelto di stare dalla parte di coloro che sono stati perdenti - spiegava più volte- ma non voglio perdere". Aveva la consapevolezza del fatto che " i sogni sono sempre giovani" e proprio per questo evidenziava come la voglia di sognare nei giovani fosse un patrimonio da salvaguardare in loro al massimo grado. 

Le testimonianze di alcuni redattori di TuttoTrtitumGiana 

Alcuni esponenti della nostra redazione hanno avuto modo di conoscere da vicino il "prete da marciapiede", come egli stesso amava definirsi, il sacerdote che apriva le porte della sua comunità "riservata a tutti coloro che hanno una tremenda voglia di vita". E hanno accettato di fornirla a testimonianza dell'instancabile opera di autentica carità  portata avanti dal sacerdote veneto. "Anni fa -  spiega a esempio il nostro fotografo e redattore Fabrizio Balconi - quando giocavo a calcio, ogni anno nel girone avevamo l'Exodus, la squadra del suo centro al parco Lambro, ogni volta era un piacere entrare lì". Già, perché don Mazzi credeva anche, tra le altre cose, al valore fondamentale dello sport dal punto di vista formativo e aggregativo.  Della passione di don Mazzi per i giovani e della voglia di risuscitare in loro il gusto e la bellezza del vivere è testimone anche il responsabile del nostro sito, Mattia Vavassori: "Don Mazzi ha aiutato anche mio cugino a uscire dalla tossicodipendenza - spiega - quindi anche io gli sono grato, ora mio cugino è sano, ha una figlia. ha 52 anni e vive in Toscana, ha vissuto tre anni nella comunità di don Mazzi che lo aiutò quando ne aveva 36".  Anche chi scrive, nel suo piccolo, ha avuto modo di conoscerlo quando ebbe modo di averlo come ospite in un convegno di un'associazione culturale da lui promosso e  avendolo ascoltato spesso in diverse conferenze. "Non si può - ci disse una volta- uccidere nei giovani la voglia di sognare, è importante davvero che le famiglie lo capiscano". Un messaggio che diffuse attraverso le sue numerose pubblicazioni e apparizioni televisive. Ma che, soprattutto, visse e testimoniò con il suo instancabile operare.  La sua scomparsa, quindi, si fa eredità preziosissima. Mai alzare bandiera bianca quando c'è di mezzo una vita, specialmente se giovane. C'è sempre una mano, un sorriso pronto a prenderla per mano e a rilanciarla. Facendola riconquistare a se stessa e alla società.   .               

Sezione: PRIMO PIANO / Data: Sab 01 agosto 2026 alle 15:00
Autore: Cristiano Comelli / Twitter: @Cristiano
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