Andare a giocare a Pavone del Mella, in provincia di Brescia, non è mai una semplice trasferta di campionato. È un viaggio che ti mette di fronte a tutto ciò che la Serie D rappresenta nella sua essenza più autentica. Il campo dalle dimensioni ridotte, la tribuna vicinissima al terreno di gioco, il profumo dell’erba tagliata la mattina stessa, il pubblico di casa che sente la partita dalle tre del pomeriggio e che ti accompagna con cori e incitamenti per novanta minuti. È lì che domenica 20 settembre 2026 la Tritium di mister Matteo Serafini è chiamata a disputare una partita dal peso specifico enorme. Non usiamo paroloni, non diciamo che è già decisiva perché non lo è. Il campionato è iniziato da tre giornate, ne mancano trentuno, la classifica è cortissima e tutto può cambiare nel giro di due domeniche. È però innegabile che Pavonese-Tritium sia uno scontro diretto tra neo promosse dall'Eccellenza, uno di quelli che a fine anno, quando si tirano le somme, ti ricordi bene dove hai lasciato punti o dove li hai conquistati. La Tritium ci arriva con un punto in classifica, frutto del pareggio beffa per 1-1 nella serata di mercoledì 16 settembre allo stadio "La Rocca" di Trezzo sull’Adda contro il Villa Valle. La Pavonese ci arriva con le stesse esigenze di dare una sterzata alla propria stagione: due squadre che hanno bisogno di vincere per allontanarsi dalle sabbie mobili, dal fondo della classifica e per dare un senso al lavoro settimanale. È per questo che merita un’analisi lunga, approfondita, che vada oltre il semplice risultato. Mercoledì sera, a Trezzo sull’Adda, si è vista la Tritium che tutti aspettavamo. Non per il risultato, che purtroppo è stato beffardo, ma per l’atteggiamento, per l’idea di gioco, per la compattezza. Nelle prime due giornate, contro Piacenza e Brusaporto, e nelle due sfide di Coppa Italia, la Tritium aveva mostrato coraggio. Il 4-2-4 iniziale voluto da Serafini era un manifesto di intenti: vogliamo giocarcela con tutti, vogliamo attaccare con tanti uomini, vogliamo fare la partita. Contro il Villa Valle, Serafini ha cambiato modulo, passando a un 4-2-1-3 molto più equilibrato, che ha dato protezione e allo stesso tempo ha esaltato le qualità dei singoli. Proviamo a leggerlo reparto per reparto. In porta Cecchini è tornato ad essere il portiere affidabile che conosciamo. Due uscite decisive, una su Strechie al 7’ lanciato a rete in solitaria e una su Siani al 45’ su incornata ravvicinata, hanno tenuto in piedi la squadra nei momenti di maggiore difficoltà. Sul gol di Benzoni al 50’ del secondo tempo, arrivato allo scadere dei cinque minuti di recupero concessi dall’arbitro Spiga di Carbonia, non ha alcuna responsabilità. In difesa, finalmente, la coppia Ferroni-Ruggeri ha funzionato. Ferroni è stato il migliore del pacchetto arretrato, impeccabile negli anticipi, pulito nelle chiusure, sempre attento nelle diagonali. Ruggeri, al suo fianco, ha salvato di piede su Siani al 29’ e ha dominato nel gioco aereo. Ai lati Pirola e Mutti hanno spinto con continuità, con Pirola che al 39’ ha confezionato un cross velenoso per la testa di Mawa, finito a lato di un soffio. Un segnale che la catena laterale funziona e che può diventare un’arma importante anche a Pavone. In mezzo al campo la vera novità: Husmani e Zuddas a fare da diga. Zuddas, in particolare, ha dato centimetri, interdizione e ordine. Non ha ancora i tempi di gioco del regista puro, ma ha recuperato una quantità enorme di palloni e ha permesso a Husmani di giocare con più libertà. È l’equilibratore che mancava. Sulla trequarti, poi, l’invenzione di Mandelli. Il capitano, da sempre esterno di gamba, è stato arretrato da trequartista puro dietro al tridente. Una mossa che ha dato frutti immediati: sua la sponda geniale che ha dato il via all’azione del gol, suo il lavoro di cucitura tra centrocampo e attacco, sua la leadership in un momento in cui la squadra aveva bisogno di un punto di riferimento. Ha corso per tre, ha parlato, ha incitato. Se sta bene lui, gira tutta la Tritium. Davanti si è vista qualità. Il gol del vantaggio al 33’ del primo tempo è un gioiello da far vedere nelle scuole calcio: corner corto di Batistini per Mandelli, sponda del capitano, finta ubriacante di Batistini che si beve il diretto marcatore, palla tesa di destro in mezzo e piatto sinistro di rapina di D’Arcangelo che insacca. Uno schema provato e riprovato in allenamento, che testimonia il lavoro dello staff. Batistini è stata la sorpresa più bella della serata. Assist, dribbling, personalità. L’unico in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Ha meritato la palma di migliore in campo. D’Arcangelo, con quel gol, è salito a due reti in due partite consecutive, confermandosi il finalizzatore più continuo di questa Tritium. Mawa ha avuto meno fortuna ma il suo movimento è stato prezioso per aprire spazi. Dalla panchina, infine, segnali importanti: Fumagalli, entrato al posto di Batistini al 20’ della ripresa, ha avuto due occasioni nitide per il 2-0 al 45’ e al 48’, Ratti al 17’ ha impegnato severamente Offredi, Campani e Bozzuto hanno dato freschezza sulle corsie. Insomma, una Tritium viva, che ha giocato a calcio, che ha creato, che ha meritato di vincere. Al 50’ del secondo tempo è arrivata la beffa di Benzoni, entrato al 10’ della ripresa al posto di Siani, che in sospetto fuorigioco ha insaccato il gol del pareggio. Un episodio che ha tolto due punti d’oro, ma che non deve cancellare la bontà della prestazione. La neo promossa Pavonese non è un avversario qualunque. L’abbiamo già affrontata in Coppa Italia ad agosto e quella partita ci ha lasciato un insegnamento chiaro: non esistono partite semplici. È una squadra costruita con intelligenza per la categoria. Tanti giocatori esperti, over che conoscono la Serie D, giovani interessanti di prospettiva, un allenatore che fa del pragmatismo il suo credo. Non è una squadra che ti viene a prendere alta, non è una squadra che vuole fare possesso palla per 90 minuti. È una squadra che ti aspetta, che ti sporca la giocata, che ti porta su un terreno a lei congeniale: quello dei duelli, dei contrasti, delle seconde palle. In casa, poi, il fattore campo si sente tutto, dove ogni rimessa laterale nella metà campo avversaria diventa quasi un calcio d’angolo, dove ogni palla inattiva è un potenziale pericolo. Il pubblico è caldo, vicino, si fa sentire. È il classico campo dove le squadre tecniche faticano e dove le squadre organizzate, fisiche, trovano pane per i loro denti. La Pavonese fa esattamente questo: difende con ordine, con le due linee molto vicine, non concede profondità e poi riparte con lanci lunghi verso le punte, cercando di sfruttare gli errori di posizionamento degli avversari. Ha difensori strutturati, bravi nel gioco aereo, centrocampisti che non mollano un centimetro e attaccanti che, anche se non segnano tanto, fanno un lavoro prezioso per la squadra. Affrontarla significa accettare che la partita non sarà bella, che il ritmo sarà spezzettato, che ci saranno tanti falli, tante interruzioni, tanto nervosismo. Significa avere la pazienza di non forzare la giocata, di non innervosirsi se per venti minuti non si riesce a creare un’occasione pulita. Proviamo ad immaginare come si svilupperà la partita di domenica, quali saranno le chiavi che potranno deciderla. La prima chiave sarà la tenuta mentale. La Tritium è una squadra giovane, con tanti ragazzi sotto i 21 anni, e giocare a Pavone sul Mella richiede maturità. Non bisognerà cadere nelle provocazioni, non bisognerà rispondere alle perdite di tempo, non bisognerà farsi trascinare in un clima di nervosismo che gioverebbe solo ai padroni di casa. Servirà lucidità, capacità di restare dentro la partita anche quando l’arbitro fischierà tanto, anche quando il pubblico si farà sentire. In questo senso il ruolo dei più esperti, da Ferroni a Mandelli, da Cecchini a Husmani, sarà fondamentale. La seconda chiave sarà la battaglia in mezzo al campo. La partita si deciderà lì, sulle seconde palle. Husmani e Zuddas dovranno vincere il duello fisico con i mediani della Pavonese, dovranno essere bravi a recuperare palla e a giocarla semplice, senza complicarsi la vita. Mandelli dovrà abbassarsi spesso per dare una linea di passaggio in più e non lasciare isolato il tridente. Se la Tritium vincerà più duelli in mezzo al campo, avrà più possibilità di portare a casa il risultato. La terza chiave saranno le corsie esterne. Su un campo piccolo, le sovrapposizioni dei terzini possono diventare decisive. Pirola e Mutti, o Campani che sta crescendo di condizione, dovranno spingere con continuità, ma con intelligenza, senza lasciare buchi alle loro spalle. Serviranno cross di qualità per D’Arcangelo, che dentro l’area piccola è un rapace, e per gli inserimenti di Batistini, Mawa, Fumagalli, Giannatasio e Amoruso. La quarta chiave, forse la più importante, sarà la gestione dei momenti. A Pavone sul Mella, se si dovesse passare in vantaggio, servirà l’esatto opposto: restare alti, continuare a giocare, non difendere il risultato dal 75’. La squadra deve imparare a gestire il vantaggio con la palla, non senza. Infine, serviranno gli episodi. Le palle inattive, sia a favore che contro, saranno decisive. Col Villa Valle la Tritium ha dimostrato con il gol di D’Arcangelo di avere schemi preparati. Servirà attenzione massima in entrambe le fasi. Guardiamo la classifica, senza farne un dramma ma con lucidità. La Tritium ha un punto. Vincere a Pavone del Mella significherebbe slanciarsi, acquisire fiducia e presentarsi alla successiva gara casalinga col Rovato allo stadio "La Rocca" Rocca con un morale completamente diverso. Non è solo una questione di punti, è una questione di consapevolezza. Questa squadra ha bisogno di una vittoria per capire che il lavoro paga, che le prestazioni alla lunga portano risultati, che il percorso intrapreso è quello giusto. Vincere su un campo difficile come quello della Pavonese, contro una squadra fisica ed esperta, darebbe alla Tritium una dimensione nuova. Non sarebbe più solo la squadra giovane che gioca bene ma che non raccoglie, sarebbe una squadra matura, capace di soffrire, di adattarsi, di portare a casa punti pesanti anche quando il contesto non ti aiuta. C’è anche l’aspetto ambientale. Mercoledì allo stadio "La Rocca" c’erano circa 200 spettatori, pochi ma caldissimi, che hanno applaudito la squadra nonostante la beffa finale, persone che meritano di essere ripagate. Merita di vedere una Tritium che lotta, che non molla, che torna dalla terra bresciana con un risultato positivo. La società c’è, ha costruito una squadra giovane ma con qualità, ha confermato un allenatore preparato come Serafini che sta dimostrando di saper correggere gli errori e di avere idee chiare. Il pubblico, anche se in numero ridotto, c’è e si fa sentire. Ora tocca al campo. Domenica a Pavone sul Mella non servirà un’impresa, non servirà la partita perfetta. Servirà la partita attenta, matura, solida, concentrata. Servirà la Tritium migliore, quella vista per larghi tratti contro il Villa Valle e col Piacenza, ma con un pizzico di esperienza in più nella gestione dei momenti. Se arriverà la vittoria, potremo davvero dire che la stagione della Tritium è iniziata e che il futuro, da Pavone sul Mella in poi, può essere tutto da scrivere. Tutti a Pavone sul Mella. Tutti con la Tritium. Sempre Forza Tritium

Sezione: PRIMO PIANO / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 06:00
Autore: Mattia Vavassori
vedi letture