Investire sul futuro, nel mondo della sfera di cuoio, non ha mai voluto dire semplicemente guardare alla stagione successiva. In casa Giana Erminio,come in quella di altre società, significa guardare in prospettiva, nell'ottica di una crescita graduale ma ad ampio raggio della squadra. La filosofia che alberga saldamente nell'ambiente biancazzurro è stata sintetizzata come meglio non si sarebbe potuto fare da Angelo Colombo: si lavora per far crescere nuovi talenti destinati anche ad altri palcoscenici e, contemporaneamente, anche per fare crescere se stessi. Perché in ogni giocatore che spicca il volo vi è sempre comunque un frammento di chi gli ha dato queste ali per volare. L'esempio di Alberto Paleari, approdato al Torino e punto di riferimento dei suoi pali, ma anche quelli di Tommaso Augello al Palermo e di Alessandro Marcandalli ora difensore del Genoa sono molto più eloquenti di qualunque parola. Ed è una filosofia, quella di far crescere per crescere e crescere per far crescere, che la Giana applica indistintamente a giocatori e allenatori. Facendolo tra voglia di conservare un po' della propria storia e desiderio di arricchirla di nuovi, entusiasmanti capitoli. 

La scommessa su Gambirasio 

La voglia di sperimentare è di quelle che bisogna tenere in allenamento. E in allenamento la dirigenza biancazzurra l'ha sicuramente tenuta ingaggiando Alessio Gambirasio con il delicato compito di raccogliere un'eredità, quella di Vinicio Espinal ora alla Casertana, fatta di un'ennesima qualificazione alla zona playoff quale ingrediente aggiuntivo e prezioso del già prelibato piatto di una tranquilla salvezza che la squadra è riuscita a cucinare. I risultati sul campo dimostrano che le scommesse, sul versante allenatori come su quello giocatori, la squadra non solo ama affontarle ma si è anche abituata a vincerle. Cesare Albè, da allenatore, diversi anni fa, prese in mano la squadra e gradualmente la seppe fare approdare in Lega Pro. Sono passati diversi anni da quando scommise su se stesso e finì nell'abbraccio di una Giana di cui è, ieri come oggi, un imprescindibile punto di riferimento. Non siede più in panchina ma è un dirigente di prima linea e l'entusiasmo dei primi giorni ce l'ha ben chiuso nella cassaforte di mente e cuore. Ma pensiamo anche ad Andrea Chiappella, anch'egli frutto di un paziente lavoro di crescita fatto su se stesso con il sostegno immancabile della società: prima calciatore, poi allenatore della Primavera, poi primo in serie D con i biancazzurri con immediato ritorno in Lega Pro e tanto di finale di Coppa Italia con il Pineto, poi i playoff in Lega Pro, ora la panchina della Virtus Entella che ha brillantemente salvato la scorsa stagione in serie B. E si pensi anche allo stesso Espinal che, alla ricerca dell'occasione per convalidarsi nella sua dote di tecnico, ha centrato alla sua prima, e unica,  stagione in biancazzurro i playoff in quella memorabile sfida vinta con il Cittadella che i tifosi custodiscono gelosamente nello scrigno del loro sguardo. Tutti discorsi nati piano piano, con fiducia reciproca e nei propri mezzi, e in grado di generare piante robuste. Ci sono le premesse perché anche con Gambirasio possa essere la stessa cosa. Mai allenata una Prima squadra? Obiezione respinta. Parlano per lui gli ottimi risultati ottenuti con Atalanta ed Empoli. E quindi, certo, di debutto nel calcio professionistico si tratta, ma non senza un retroterra solido. 

La conferma di Pinto 

Ci sono casi che ti autorizzano a concludere che vestire la casacca della Giana non costituisca unicamente vivere un'esperienza con una squadra di calcio, ma anche una scelta di vita. L'elenco dei giocatori della Giana che hanno spiccato il volo o comunque si sono fatti onore anche non salendo di categoria e hanno espresso la loro gratitudine alla società di Gorgonzola per avergli dato terreno fertile per crescere è piuttosto vasto. Ma c'è un calciatore che, di sperimentare strade nuove, proprio non ce l'ha nemmeno per l'anticamera del cervello perché a Gorgonzola ci sta benone e ci è sempre stato. Nome Daniele, cognome Pinto. La sua conferma per la quindicesima stagione consecutiva ti porta dritto a due conclusioni ben difficilmente smentibili: la prima, una maglia non la si indossa soltanto ma la si ama, alla fine diventa una parte inscindibile della tua crescita complessiva. La seconda, anche quando si raggiunge una certa età, la voglia di nutrirsi di pane e calcio non ti abbandona,. Il che vuol dire, in altri termini, che non si smette mai di voler cercare occasioni di crescita e che non ci si sente mai appagati nemmeno per sbaglio. Pinto ama la Giana e la Giana ama Pinto. C'è un'istantanea che lo evidenzia molto bene tra le tante ed è l'applauso che è andato a rivolgere ai tifosi  accorsi a vedere i biancazzurri nella seconda sfida playoff contro il Lecco. Persa sul campo, ma vinta nella mentalità di un reciproco amore tra squadra e tifoseria che è la vera benzina per fare bene e per rialzarsi da eventuali cadute. 

Allenatore in campo 

Gambirasio ha 46 anni, Pinto 40. Non proprio coetanei, ma quasi. E l'alleanza tra questa giovane età in panchina e la giovane età sul rettangolo verde è di quelle che potranno portare lontano. Si dovrebbe camminare sul territorio del vero e non sui pezzi di vetro delle semplici congetture nel pensare che la conferma di Pinto potrà costituire un riferimento preziosissimo anche per lo stesso Gambirasio, desideroso ovviamente di fare bene e di conoscere a fondo l'ambiente per poter rendere al meglio. E chi, meglio di Daniele il sempreverde può assolvere questo compito di dargli man forte? Perché è facile credere che Pinto sia sempre più destinato a svolgere anche il ruolo di allenatore in campo. Determinante, sarà, quindi, che raggiungano quanto prima un'intesa granitica. Gambirasio e il suo entusiasmo si uniscono quindi in matrimonio all'esperienza e all'entusiasmo immutato di Pinto. E per entrambi la missione è scolpita sulla pietra: fare crescere ulteriormente la Giana e fare da chioccia per nuovi, eventuali talenti che avessero intenzione, oggi, di contribuire proficuamente alla causa biancazzurra e domani di approdare anche in categorie superiori. Come detto sopra, il giochetto è già riuscito almeno tre volte con Paleari, Augello e Marcandalli. E praticare questi giochi è qualcosa di cui non ci si stufa mai, perché è piacevole. O, almeno, in casa Giana è così.           

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Sezione: EDITORIALE / Data: Gio 09 luglio 2026 alle 19:30
Autore: Cristiano Comelli / Twitter: @Cristiano
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