Giovani ma determinati. E talentuosi. La Giana ha sinora arruolato sei nuovi giocatori e cinque di essi fanno parte della schiera della cosiddetta generazione Z o Centennials, ovvero sono dati dopo il 2000. La squadra biancazzurra sposa quindi con decisione la linea verde, convinta come è del fatto che, per far lievitare la sicurezza dei calciatori con poche primavere sulle spalle sul rettangolo verde, la strada migliore sia di dare loro ampia fiducia. E dare ampia fiducia, nel mondo della sfera di cuoio, significa una cosa soltanto. fargli assaggiare spesso il campo per vedere l'effetto che fa. 

Una generazione che scalpita

La Lega Pro è sempre stata un preziosissimo cuscinetto tra una serie D in cui ancora si vive lontano dai riflettori che contano e una cadetteria nella quale, invece, si comincia a stare in modo imponente sotto le luci della ribalta. E' quindi la categoria che, prendendo per mano chi pensa in grande e vuole dirigersi verso il professionismo formato da cadetteria e massima serie, gli consente di impostare un percorso di progressiva definizione delle sue possibilità e di affinamento delle risorse tecnico tattiche. Basti pensare alle formazioni blasonate che hanno scelto di costituire le loro Under 23, dall'Atalanta alla Juventus. La terza serie è insomma dimora sicura di calciatori che hanno bisogno di dare un ultimo rammendo al loro abito per renderlo poi finalmente disponibile per sfilare su palcoscenici più alti. E questo discorso vale ovviamente anche per la pentafamiglia di calciatori nati dopo il 2000 arrivati alla corte di Gambirasio (il sesto è Quaggio che esce di poco dalla definizione essendo nato nel 1999). 

La pentafamiglia della Giana 

Penta, in greco. significa cinque. Samuele Ghezzi, Luca Magazzù, Pietro Tornaghi. Endri Muhameti, Christian di Bitonto hanno un'età media di 22,33 anni, un'età nella quale, se vuoi cercare di sfondare nel mondo del calcio, hai ancora un bel tratto di autostrada che puoi percorrere. I cinque, ma il discorso vale anche per molti altri nella loro situazione, cercavano esattamente due cose da intrecciare tra loro: la prima, avere un luogo in cui continuare il loro labor limae nella resa e nel carattere che ci si mette per cercare di garantirla, la seconda, avere uno spazio alieno da ogni ansia da risultato e da esasperazioni. Il che, evidentemente, non significa non puntare a fare il botto perchè vincere ti mette sempre il gaudemus sulle labbra, vuol dire solo che questo vincere in collettività comporta in primo luogo il vincere se stessi come maggior esperienza e consapevolezza di ciò che si è. Da questo punto di vista, il mondo del calcio è un ottimo lettino per una serena e onesta autoanalisi. 

La mission della Giana e quei frutti raccolti 

A svezzare per bene i suoi talentuosi babies la Giana ci pensa già di suo. Ma, e i cinque acquisti (sei con Quaggio) effettuati dimostrano anche che le piace un mondo inserirsi in un lavoro cominciato già da altre realtà e a cui si può sempre aggiungere  un pezzo di tutta rilevanza. In fondo, insegnava Cesare Pavese, la vita è tutta un cominciare. Ma questo cominciare porta comunque le tracce di quanto si è stati e le inserisce in un percorso nuovo. C'è quindi una Giana che, sulla crescita dei giovani, lavora ab ovo e una Giana propensa a mettere il suo tratto di penna, più o meno lungo, su una linea tracciata da altre compagini e a proseguire il lavoro con l'entusiasmo e la fiducia di sempre. E i frutti, molto spesso, si raccolgono. Bastino, al riguardo, due esempi, ovvero Alberto Paleari, orgoglio della porta del Torino, e Alessandro Marcandalli che si è fatto valere nel Genoa. Ma sarebbe delittuoso trascurare anche il volo spiccato da Tommaso Augello, ora al Palermo. Se i sei nuovi innesti della Giana arriveranno a tanto non è al momento dato sapere. Anche perché sono nel pieno di un percorso di maturazione. Ma i tre nomi sopracitati, nei primi due livelli della gerarchia del calcio italiano, non ci sono certo arrivati perchè si sono aggiudicati un biglietto della lotteria, bensì a prezzo di un lavoro svolto su loro stessi e anche con l'appoggio della Giana. Sognare, per loro, non è vietato. Nel calcio, poi, lo è meno che mai.          

           

            

             

Sezione: EDITORIALE / Data: Mar 14 luglio 2026 alle 15:45
Autore: Cristiano Comelli / Twitter: @Cristiano
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